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09.06.17 - Prigionieri di Peder Mannerfelt al day2 del Modulo Fest

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Catene, lamiere, cancelli. Sabato 17 giugno, durante la seconda serata del Modulo Fest 2017 lasciatevi incatenare da Peder Mannerfelt, uno dei più influenti artisti elettronici dell’ultima decade nel panorama svedese. Salirà sul palco del Magazzino Darsena dopo SKY H1 e Croatian Amor.

peder-mannerfelt Il suo obiettivo, dice lui, è rinchiudere l’ascoltatore in una scatola di metallo, imprigionarlo e incatenarlo con suoni stordenti, pesanti e metallici.
Forse avrete già sentito parlare di Peder, forse no, ma solo perché in passato ha lavorato su un’enorme quantità di progetti di notevole successo sotto diverso pseudonimo. Forse lo conoscete come “The Subliminal Kid”, forse come componente del duo “Roll The Dice”.
Nel 2014 debutta con il suo LP da solita utilizzando per la prima volta il suo nome di battesimo, quasi a voler richiamare quanto c’è di lui in quell’album.

S’intuisce l’animo di un artista allo stesso tempo anticonformista e camaleontico, capace di adattare il suo stile dentro forme e strutture rigide e delineate, bravo a lavorare quasi interamente senza forma o struttura.
Questa mimesi emerge dall’ascolto del primo LP “Line Describing Circles”, così cupo e tanto vicino all’obsure techno dei tempi di The Subliminal Kid, ma così lontano dall’album successivo “Controlling Body”, dalle sonorità più vivaci e spaziali.
Lasciarsi incatenare da Peder Mannerfelt, equivale a farsi trasportare da una sonorità all’altra. E’ un farsi rinchiudere e incatenare… da ottime mani.

07.06.17 - Il Magazzino Darsena tra i riti digitali di Mara Oscar Cassiani

mara oscar cassiani

Iperconnessi. Potremmo definirci così. Viviamo in un’era caratterizzata dall’ondata digitale, in cui tra uno snap e un post è diventato quasi ridicolo parlare di una distinzione tra “reale” e “virtuale”. Piuttosto la nostra è un’era fatta di luoghi fisici e luoghi virtuali, entrambi abitabili e nei quali si sviluppano le nostre relazioni e le nostre esperienze.
Un concetto che ha capito molto bene Mara Oscar Cassiani, l’artista che si esibirà durante la prima serata del MODULO FEST 2017, venerdì 16 giugno alle 22.30 al Magazzino Darsena.

foto-cassiani-wifi-raum063-1Mara si tuffa nell’ambito della performance, della coreografia e dei nuovi media, con una sua personalissima ricerca incentrata sulla creazione di un’iconografia contemporanea. Una ricerca dei nuovi linguaggi e dei rituali che vengono cambiati, stravolti, ricreati dal mondo di internet, dal capitalismo e dalla società del desiderio.
Abbiamo detto che in questa era reale e virtuale si fondono, si mischiano e lo stesso accade durante la performance; che tra video e artista diventa un’esperienza live e mediata allo stesso tempo.
Proprio come il rapporto che Mara intrattiene con il suo pubblico, un rapporto che riprende tanto di quello che viviamo ogni giorno, con l’uso di internet e dei social network: una connessione diretta, viva, ma allo stesso tempo anche mediata dagli schermi.
Tra musiche, suoni e rumori, Mara Oscar Cassiani porterà al Modulo Fest un’esperienza, una performance immagine e icona dei nostri tempi, estremamente personale, ma allo stesso tempo condivisa.

06.06.17 - Le sfere celesti di Sky H1, tra ipnosi e cori di synth

Sky h1

Arriva dal Belgio, in un volo che attraversa festival su festival in mezza Europa, Fiber Festival ad Amsterdam, Wiener Festwochen, Future Flux a Rotterdam, Saturnalia a Milano. Poi atterra al MODULO FEST. Naturale che toccasse a lei accendere i live nella cattedrale sull’acqua di Magma, per il day2 del Magazzino Darsena di Cervia, prima di riprendere il volo verso i festival del Nord. E chi non vorrebbe seguire la scia ipnotica di SKY H1, la producer belga, considerata tra le più eccitanti novità della scena elettronica del vecchio continente.
sky h1
Dimenticatevi le classificazioni, per ridare un nuovo significato alla parola “ambient”. Stellare, celeste, quasi fiabesco, il flusso di suoni che emerge da “Motion” – l’EP licenziato nel 2016 per Codes (ramo della Pan di Bill Kouligas) – è un mix che punta al subilme, al malinconico, all’onirico, dirigendo a bacchetta un coro di synth. Il disco è il secondo lavoro di Sky H1, che le è valso il titolo di Album del mese per Mixmag.

L’esordio però risale al 2015, naturalmente in salsa berlinese, sotto l’egida della scuderia Creamcake. Da qui il salto diretto tra le 16 tracce della compilation imbastita in casa Pan tra colossi e nuovi volti. Non poteva esserci modo migliore per aprire i live di sabato 17 giugno al Magazzino Darsena. Alle 21.45 il cielo di “synthetizzato” di Sky H1 aprirà le porte di un paradiso sempre più materico e meno volatile, popolato dalla “bubblegum industrial” di Croatian Amor (h. 22.45) per concludersi con le porte dell’altissimo, fatte dei catenacci battenti di Peder Mannerfelt (h. 23.45). E a quel punto, il paradiso vi sembrerà più concreto che mai.

03.06.17 - God save the dancehall… Il dilemma di Palmistry

Palmistry

Ci sono voluti sei anni. Un periodo lunghissimo, fatto di lavori dietro le quinte, composizioni, produzioni. Poi Palmistry è uscito dalla cameretta. E il risultato è “Pagan”, un album debutto di 36 minuti, prodotto e scritto secondo per secondo da Benjy Keating, nome e volto del visionario cantante e produttore londinese, mente del progetto.
Una voce inconfondibile inserita in uno stile unico: quello che mescola pop, suoni da dancehall e ritmica soft che duetta con le prime due lasciandosi sovrastare.
Ecco a voi forse il più orecchiabile dei live del Modulo Fest, headline del day 1 al Magazzino Darsena il 16 giugno alle 23.45, preceduto dal live di Mara Oscar Cassiani.

Palmistry

Pensare che tutto si deve alle insistenze del coinquilino
. Se Keatin ha iniziato a fare musica in quella stanza a Sud di Londra, lo si deve a Domini Dvorak (aka il producer Felicita). Da qui sono iniziati gli ascolti e le prime composizioni, sempre mantenendo al centro la voce malinconica, introversa, a tratti quasi catturata durante un sospiro.
Il risultato di questi mix sono pezzi come Club Aso. Una dance carica di attesa, che quando sembra pronta a deludere scadendo con una detestabile cassa dritta, ti sorprende e continua imperterrita a rimandare la partenza, concedendo spazio solo alla linea vocale e poco altro, in un cerchio che non si chiude e rimane in sospeso.

Tutto ciò si unisce a una scrittura che vaga tra nonsense ed espressione della condizione umana, diluita lungo i 15 brani del disco. L’ascolto è una veloce discesa vocale, su scalinate di loop canticchiabili, in una ritmica stile soca che porta a Trinidad. Dancehall o no, noi siamo curiosi: “Just to clarify dancehall never died, and also I don’t make dancehall”, è uno dei passati tweet di Keating… Come a dire, tanto per la cronaca, è no.

30.05.17 - Il “bubblegum” industriale di Croatian Amor scalda il day 2 del Modulo Fest

Croatian Amor

Chiudi gli occhi, ascolta, lasciati andare… affoga.
Sintetizzatori, suoni singhiozzanti, caos calmo, questo è Croatian Amor, l’ultimo progetto del danese Loke Rahbek, che farà parte della line-up del #MODULOFEST2017 durante il Day 2, sabato 17 giugno alle 22.45 al Magazzino Darsena di Cervia.

croatian amorGli esordi di Loke Rahbek sono già memorabili: il suo primo progetto, The Wild Palms, viene rilasciato esclusivamente in cassette, cassette però non acquistabili in modo “convenzionale”. L’unico modo per poterne avere una copia era inviare all’email dell’artista una propria foto completamente nudi, con il titolo dell’album scritto sul corpo. Nasce così la relazione tra l’artista e il suo pubblico. Perché, dice lui: “Quando condividi un tuo progetto con qualcuno, è un po’ come mostrare la tua stessa pelle”.

croatian amorPassando da una band synthpop, fino a buttarsi nel rock sperimentale, si arriva ad oggi, a Croatian Amor, un progetto che Rahbek definisce “Bubblegum Industrial”.
Da “Genitalia Garden” a “Love means taking action”, fino all’ultima uscita “Finding people”, Croatian Amor ci trascina da qualche parte, senza capire davvero dove. Sintetizzatori, bassi persistenti, rumori di pioggia, aeroporti e spezzoni di notiziari, c’è tutto per lasciarsi trasportare in un altrove sconosciuto e farsi inghiottire in questo mondo inquietante e, allo stesso tempo, dannatamente seducente.

Ogni album, ogni canzone di Croatian Amor è un mix tra finzione e realtà, suoni di eventi e luoghi reali, voci e rumori familiari ci aiutano a tenerci aggrappati a qualcosa che già conosciamo, prima di trasportarci dove il resto della melodia ci vuole portare, in un mondo altro, una realtà distorta.
Sabato 17 giugno, quando sarete sotto le casse del #MODULOFEST2017, davanti a Croatian Amor, chiudete gli occhi, ascoltate, lasciatevi andare, affogate.

23.05.17 - Roly Porter al Woodpecker: gli incubi sonori della terza legge di Newton

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Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Mai la terza legge di Newton era suonata così instabile, inquietante, destabilizzante. Quelle che per i princìpi della dinamica sono certezze, si trasformano nelle tutt’altro che rassicuranti frequenze di Roly Porter. Per raccontare la line up del #MODULOFEST17 partiamo dalla fine, dal live-set che chiuderà il 18 giugno al Woodpecker la tre giorni di festival organizzata da MAGMA.

Roly Porter è una delle due facce di Vex’d (assieme a Jamie Teasdale, aka, Kuedo), pioneristico progetto proiettato verso un approccio industriale e abrasivo alla dubstep. Imboccata la strada solitaria, a metà degli anni Zero, il producer londinese insegue il tentativo di sfuggire ai vincoli di un genere che ormai gli andava stretto. Viscerale, metallico, graffiante, riverberato, il suo terzo album (che segue i primi due lavori, “Aftertime” e “Life Cycle of Massive Star”) si rifà al noto principio newtoniano, tramutandolo in un futuristico incubo del presente. Non è semplice “ambient”. Sono composizioni fatte di rimbalzi che riecheggiano insistentemente fino a penetrare la pelle, che si alternano a respiri dilatati, quasi celestiali, con inserti di violoncello o fraseggi monastici.

“Third Law” è una miscela di tutto ciò che Roly ha ascoltato e apprezzato nel panorama della sound-system music, approfondendone i risvolti più compositivi, trascinato da sperimentazioni intime. In questo, “Third Law” è l’occasione per relazionarsi anche con il passato. Ma al tempo stesso è un’emancipazione definitiva dalla “dance”, che dà a Roly Porter la libertà di esplorare il proprio sound design, senza doversi affidare a stereotipi o metriche convenzionali, per potere esprimere al meglio i propri sentimenti rinnegando regole o idee precostruite.

Ascoltarlo a occhi chiusi proietta in un mondo alla John Carpenter o alla Blade Runner
(sentitevi “Departure stage”, per citare un pezzo), dove la speranza di un lieto fine è lontana, come l’eco che viene rispedita all’orecchio di chi ascolta fiducioso: reazione contraria a uno stimolo iniziale – proprio come diceva Newton -, ma più distorta che mai.

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