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23.05.17 - Roly Porter al Woodpecker: gli incubi sonori della terza legge di Newton

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Ad ogni azione corrisponde una reazione uguale e contraria. Mai la terza legge di Newton era suonata così instabile, inquietante, destabilizzante. Quelle che per i princìpi della dinamica sono certezze, si trasformano nelle tutt’altro che rassicuranti frequenze di Roly Porter. Per raccontare la line up del #MODULOFEST17 partiamo dalla fine, dal live-set che chiuderà il 18 giugno al Woodpecker la tre giorni di festival organizzata da MAGMA.

Roly Porter è una delle due facce di Vex’d (assieme a Jamie Teasdale, aka, Kuedo), pioneristico progetto proiettato verso un approccio industriale e abrasivo alla dubstep. Imboccata la strada solitaria, a metà degli anni Zero, il producer londinese insegue il tentativo di sfuggire ai vincoli di un genere che ormai gli andava stretto. Viscerale, metallico, graffiante, riverberato, il suo terzo album (che segue i primi due lavori, “Aftertime” e “Life Cycle of Massive Star”) si rifà al noto principio newtoniano, tramutandolo in un futuristico incubo del presente. Non è semplice “ambient”. Sono composizioni fatte di rimbalzi che riecheggiano insistentemente fino a penetrare la pelle, che si alternano a respiri dilatati, quasi celestiali, con inserti di violoncello o fraseggi monastici.

“Third Law” è una miscela di tutto ciò che Roly ha ascoltato e apprezzato nel panorama della sound-system music, approfondendone i risvolti più compositivi, trascinato da sperimentazioni intime. In questo, “Third Law” è l’occasione per relazionarsi anche con il passato. Ma al tempo stesso è un’emancipazione definitiva dalla “dance”, che dà a Roly Porter la libertà di esplorare il proprio sound design, senza doversi affidare a stereotipi o metriche convenzionali, per potere esprimere al meglio i propri sentimenti rinnegando regole o idee precostruite.

Ascoltarlo a occhi chiusi proietta in un mondo alla John Carpenter o alla Blade Runner
(sentitevi “Departure stage”, per citare un pezzo), dove la speranza di un lieto fine è lontana, come l’eco che viene rispedita all’orecchio di chi ascolta fiducioso: reazione contraria a uno stimolo iniziale – proprio come diceva Newton -, ma più distorta che mai.